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Dalla Sicilia a Los Angeles e ritorno

Satyr, Frank Capra, Bisacquino, sicilia, Los angelesQuando la vita incontra il cinema

Chiudete gli occhi, ritornate bambini ed immaginatevi su una nave che sta per salpare dal porto di Palermo per un lungo viaggio, così lungo che una volta riaperti gli occhi siete in mezzo all’oceano, in mezzo al Blu, e in quel preciso istante pensate che la vostra vita stia iniziando proprio da lì…
Era il 1861 quando iniziò “ il più grande esodo della storia moderna”: l’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti, che registrò più di ventiquattro milioni di partenze. Quote consistenti di emigrati siciliani si diressero verso le Americhe in cerca di fortuna e di una vita migliore…
Questa sorte toccò anche ad un piccolo bambino di sei anni , ultimo di sette fratelli e alla sua famiglia, che nel 1903 si vide costretto a partire per un viaggio di cui, probabilmente, nemmeno lui conosceva la destinazione .
Forse sarà difficile da credere che, anche le origini di un uomo che ha fatto la storia del cinema americano, tanto stimato negli ambienti Hollywoodiani, sono da ricercarsi in un piccolo paese dell’entroterra siciliano. Ebbene sì , Frank Capra, quel regista tanto acclamato in vita, noto per aver diretto vari film, dai toni apparentemente leggeri, ma che affrontano temi dal carattere sociale ( conquistandosi tre premi oscar ), nasce proprio in Sicilia, a Bisacquino, in provincia di Palermo, il 18 maggio del 1897, ultimo dei sette figli di Salvatore Capra, fruttivendolo, e di Rosaria  Nicolosi. All'età di sei anni emigra con la famiglia negli Stati Uniti, in cerca di fortuna, e riescono a stabilirsi nella città di Los Angeles (in California).


Naturalizzato statunitense, inizia la sua avventura negli ambienti cinematografici quasi per caso, negli anni Venti dopo la laurea in ingegneria chimica. Nel cinema di Capra, però, non c'è alcuna traccia della sua provenienza originaria; infatti, è lui stesso ad affermare di non avere alcun ricordo dei suoi primi anni di vita in Italia: «quando partimmo da Palermo e arrivammo nell'oceano aperto, era una cosa così meravigliosa che tutta la memoria precedente era scomparsa. Quello è il momento originario. Da lì parte la mia memoria» ( così scrisse Frank Capra nella sua autobiografia ).  Si dice che sia un “ rimosso che traspare, proprio per la sua assenza, nel suo iper-americanismo, nel suo volenteroso patriottismo da immigrato di prima generazione”.
È curioso come negli anni trenta il regime fascista ne esaltò l'italianità, celebrandolo come "il più grande regista italiano ed uno dei maggiori successi nazionali nel mondo”.
Frank Capra fece ritorno a casa , a Bisacquino, il 29 aprile 1977, all’età d 80 anni, portandovi il suo sogno americano ormai giunto al traguardo. Questo viaggio nella sua terra natale è stato spesso definito come “ un dono agli amici e ai parenti siciliani, invecchiati nella terra d’origine”.
Il comune di Bisacquino, per rendere omaggio al suo concittadino,  ha dedicato a Frank Capra una delle vie principali del paese, una targa davanti la sua casa natale, e un’ampia area del Museo Civico del paese ( uno dei più importanti della Sicilia per il patrimonio archeologico presente ). Nella sala Frank Capra del museo sono esposte delle gigantografie riprese dai set dei film più importanti, foto d’epoca, documenti storici come il suo atto di nascita risalente, appunto, al 18 maggio 1897 e la copia del passaporto che consentì alla famiglia Capra di arrivare in America.
All’interno di una pubblicazione sulla storia del nostro paese “Bisacquino. Frammenti di memoria”, il curatore del libro parla del rapporto di questo grande regista con la sua città e ricorda così l'unica volta in cui Capra visitò in veste ufficiale il suo paese , quasi quaranta anni fa: “ Era il classico siciliano d' America, bassino e con i baffetti neri. Negli abiti e nei modi di fare molto semplice, vestito con una giacca a quadretti e un cappello abbinato. Aveva un aspetto buono, onesto e generoso. Parlava un siciliano arcaico dei primi anni del Novecento e un italiano stentato. Il giorno del suo arrivo era molto stanco e non si sentiva bene, rimanemmo a parlare in privato per un po' di tempo e mi raccontò dei suoi ricordi di infanzia, della piazza del paese ormai totalmente trasformata e di una vicina di casa, compagna di giochi. Si ricordava ancora una cantilena che cantano i bambini dalle nostre parti e del "grande mare", l' oceano, che cullò il suo viaggio nella terra delle promesse e delle speranze. Fu un evento per tutta la cittadinanza invitata dal sindaco di allora. Come tutti gli emigranti bisacquinesi, dopo gli incontri ufficiali , Frank Capra volle salire sul Monte Triona, al santuario, per far visita alla Madonna del Balzo, patrona del paese; aveva ottant' anni, ma ci teneva moltissimo a omaggiare la Madonna perché sentiva molto questa devozione ”. Una forma di ringraziamento per la fortuna di essere partito, ma di aver potuto anche fare ritorno nella sua terra natale . Frank Capra muore in California il 3 settembre del 1991.

Di Elena Costa

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