Tra le note della banda, satyr Il nostro paese dopo anni e anni, gode finalmente della presenza di un complesso bandistico.
Nel gennaio duemiladodici erano stati appesi dei manifesti che invitavano i giovani ad iscriversi per imparare a suonare uno strumento musicale e per diventare componenti di una futura banda.
Anch’io che allora avevo quattordici anni decisi di iscrivermi per mandare avanti la passione per la musica che nutrivo già da prima. Sono passati quattro anni da quando sono entrata a far parte di questa realtà e oggi ritengo che è stata un’esperienza che mi ha formato moltissimo. Con essa ho scoperto il vero significato dell’espressione “fare musica”: fare musica vuol dire mettersi a servizio degli altri e del proprio paese con lo scopo di allietare le feste, ma soprattutto a stare in compagnia per condividere assieme agli altri la passione per la più nobile delle arti, qual è proprio la musica.

Di Arianna Latino

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emozioni di un cantore, Satyr Il Calvario di Bisacquino, come già noto, è di una bellezza unica: la sua piccola chiesetta si trova in cima ad una scalinata fiancheggiata da entrambi i lati da un incantevole giardino.
Tutti gli eventi che si svolgono durante la settimana santa sono imperdibili e suggestivi…sfiorano quasi la realtà!
Sono membro della Congregazione del Santo Calvario della Pace da quando avevo dodici anni poiché, fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalle funzioni sacre del Venerdì Santo e soprattutto dalle “Lamentanze”. Sentire questi canti in dialetto durante il momento della Crocifissione mi ha sempre commosso ed emozionato.
Ho da sempre canticchiato qualche strofa davanti pochi amici e, quando mi hanno proposto di cantarle li – sotto quegli ulivi secolari – ne sono stato davvero onorato.
L’emozione che si prova è davvero tanta – e non per le centinaia di persone silenziose che sono presenti a guardare la funzione – ma perché in quel momento c’è Gesù Crocifisso ed io ho l’onore di lodarLo con la mia voce. È una situazione molto toccante in cui riesco a provare pienamente la mia fede e a comprendere il valore reale ed il significato della Santa Pasqua.

Di Antonio Caronna

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satyr, i ricordi non emigranoProgetto:
I RICORDI NON EMIGRANO

Sei un emigrato? Sei un figlio di emigrati o stai semplicemente vivendo un’esperienza lontano dalla tua terra natia? Bene stiamo cercando proprio te o meglio, stiamo cercando i tuoi RICORDI.
Il progetto: I ricordi non emigrano ha come scopo la raccolta di video girati da emigrati vissuti nel territorio di Bisacquino, Chiusa Sclafani, Giuliana, Campofiorito etc (entroterra).
Lo scopo di tale progetto è quello di creare un lungometraggio in cui chiunque ha la possibilità di esprimere se stesso.
Quello che vogliamo è un video di 7 minuti, in cui il protagonista affronti qualunque tematica inerente le sue origini, i suoi ricordi, la nuova realtà che sta vivendo, cosa gli manca etc.
Ci aspettiamo che ognuno di voi esprima le proprie emozioni!
Che non abbia paura di dire quello che pensa!
Vogliamo che l’esperienza degli emigrati possa aiutare il territorio a crescere.

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Satyr, bisacquino, pietro fischiettiLa prima volta impari a contare usando le dita. Il pollice, un anno. L’indice, un altro. Il medio, un altro ancora. Poi, via via che il tempo passa, questo metodo non funziona più, perché la somma dei giorni dà un risultato sempre più gigantesco, e tu cambi al variare dei suoi numeri sempre più grandi.
Però, non basta un numero a fare il tempo. Lo fanno anche le facce che invecchiano, quelli che non ci sono più e i nuovi che arrivano, gli usi che spariscono e i luoghi che assumono un aspetto diverso. È così che si misura il tempo, con la memoria di ciò che è stato.
Una volta c’erano i quartieri, a Bisacquino. Intendiamoci, ci sono ancora. Ma allora c’era l’appartenenza al quartiere: una sorta di orgoglio delle origini, una specie di linea di demarcazione che in un qualche modo aveva dentro qualcosa di discriminante (“abito in Piazza” stabiliva un certo distacco da “abito ai Roccazzelli/Sant’Antonio/Crocilla”…), eppure ci si sentiva parte integrante di un tessuto che, prima ancora che essere urbano, era elemento costitutivo della persona stessa: io, cioè, non ero solo io, ero il quartiere.

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Satyr, congregazioni, congregazione, bisacquinoLa Chiesa è il popolo di Dio costituito per una comunione di vita, di carità e di verità. La comunione è sempre missionaria, così come la missione è per la comunione. D'altra parte la partecipazione alla vita della Chiesa universale, alla sua comunione e missione si realizza sempre nella Chiesa particolare. La comunione, poi, è autentica quando si traduce in partecipazione attiva e corresponsabilità a tutta la vita della Chiesa, È soprattutto questa ragione ecclesiologica che giustifica e motiva il diritto di aggregazione proprio dei fedeli laici: è un diritto che si connette con la loro libertà associativa. Tale diritto trova il suo primo fondamento nella natura sociale della persona umana; viene poi riconosciuto nella Chiesa in forza della condizione battesimale dei fedeli: " mediante il Battesimo 1' uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo. Tutte le aggregazioni dei fedeli laici, pertanto, devono guardare al mistero della Chiesa per tracciare e ritrovare i propri autentici connotati. Avendo nella Chiesa di Cristo il luogo proprio di nascita, di crescita e di azione, esse devono esprimerne le note più caratteristiche. Tutte le realtà aggregative sono chiamate a riflettere in se stesse, come in uno specchio, il mistero di quell'amore di Cristo da cui la Chiesa è nata e nasce di continuo. I criteri di ecclesialità trovano tutti la loro verifica nei frutti concreti che, accompagnando la vita e l'opera delle singole aggregazioni, devono mostrarsi con sempre maggiore evidenza e devono intendersi alla luce del complesso armonico di verità e di carità proprio di un'esistenza cristiana. L'Esortazione Christifideles laici indica i seguenti frutti:

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Satyr, carnevale Come ormai avviene a cadenza annuale, la fine del carnevale lascia al suo passaggio una scia di coriandoli, critiche e lodi. Ma cosa avviene esattamente? Ma soprattutto, perché avviene?
Desidero semplicemente esprimere la mia idea sul carnevale bisacquinese che a mio parere racchiude enormi potenzialità che però sono sempre state poco sfruttate.
Siamo giunti ormai alla 28^ edizione! Un arco di tempo abbastanza lungo, che avrebbe dovuto far maturare il nostro carnevale. E Invece cosa accade? Accade che ci troviamo in una situazione di stallo.
Ricordo che da ragazzo , quando affrontavamo a piedi enormi distanze affrontando neve e pioggia per andare ad immergere le nostre mani nell’acqua e colla gelida, si era diffusa la paura che ben presto la realizzazione dei carri allegorici e la sfilata avrebbero soppiantato la tradizione del ballo in maschera, cosa che fortunatamente non è avvenuta anche se il numero di circoli ricreativi si è ridotto drasticamente.
Le cose  che ci contraddistinguono da tutti gli altri carnevali sono sostanzialmente due: i ballo nei circoli e la sfilata dei carri allegorici. Non esiste in altro luogo qualcosa del genere.
Ed è meraviglioso notare come ad oggi, la tradizione (ballo) e il nuovo (carri allegorici) viaggino sullo stesso binario. Le due cose si sono fuse perfettamente senza che uno ostacoli l’altro.
Si è venuto a creare un equilibrio!

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Satyr, truvatura, grotta, entella Mi ricordo quando da piccola mia nonna riuniva tutti noi bambini e cominciava a raccontare novelle. Noi aspettavamo sempre con impazienza quel momento. Voglio narrarvi una leggenda che mi è tornata alla mente: la grotta di Entella ovvero “A Truvatura”.
Un pastore un giorno entrò nella grotta per riprendere una pecora che gli era scappata.
Tutti dicevano che dentro quell’antro fosse nascosto un tesoro appunto “A Truvatura”, ma che questo fosse davvero difficile da trovare e soprattutto da portare fuori.
Il pastore non aveva paura perché il suo unico scopo era quello di riprendere la pecora.

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Danila TortomasiPaesaggi incantevoli, spiagge incontaminate, il segno indelebile del passaggio di numerose popolazioni che ci hanno lasciato bellezze da togliere il fiato. Chiese, palazzi, reperti archeologici. Cibo di strada, tradizioni millenarie. Una terra che per la sua posizione ha conosciuto popoli da ogni parte del mondo. Alcuni di loro erano bellici, altri pacifici, altri erano dediti all’agricoltura, altri erano maestri nell’architettura. Così ognuno di loro ha lasciato un pezzettino della loro cultura e come un puzzle, ogni tassello ha costruito un piccolo spazio di paradiso, in una terra che era già bellissima di se, rigogliosa, calorosa, cu un suli n’tesa e n’atro ni lu core! Chi ha il privilegio di nascerci è fiero di questo angolo di mondo così fortunato.

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AntipodesAntipodes è una piccola Casa Editrice indipendente, fondata qualche anno fa da tre ragazzi per dare voce a tutti quegli autori e studiosi che, non avendo un nome conosciuto, non riuscivano ad accedere alla tanto agognata pubblicazione. Giovane, dinamica, accessibile e soprattutto intraprendente, questa è Antipodes Casa Editrice.
Una piccola realtà che si sta velocemente imponendo nel mercato dell'editoria indipendente grazie al lavoro di squadra autore/editore che mette in atto in tutte le fasi di produzione del libro dall'editing alla realizzazione della grafica.

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ANEDDOTI E ALCUNI RETROSCENA DI UNA “SCOTTANTE” RICERCA, giuseppe pietramaleQuando sono stato coinvolto da Pietro, ideatore di questo progetto e che ringrazio fin d’ora, ho rivisto in lui lo stesso entusiasmo che mi accompagnava durate la mia adolescenza e giovinezza, per questo non potevo non aderire all’invito.
Mi sembra doveroso nei confronti del lettore che non mi conoscesse, precisare che da quasi cinque anni vivo con la mia famigliola in un lontano paesino della Svizzera dopo averne vissuto trentasei a Bisacquino, un lontano paesino dell’entroterra siciliano.
Fin dall’infanzia, la ricerca − con tutte le accezioni del termine − è stata per me un chiodo fisso: in tutti i campi a me accessibili. Da inesperto, mi limitavo a ricerche storiche sul mio paese d’origine, sulle tradizioni locali e tanto altro. Provavo a valorizzare quanto avevo appreso dagli ambienti che intensamente vivevo. Oltre ai preziosi e decisivi insegnamenti familiari, quelli che hanno avuto un impatto efficace mi sono stati impartiti dalla mia maestra delle scuole elementari Rosalia D’Accurso, alla quale devo tanto, e quelli ricevuti in Parrocchia. Proprio l’ambiente parrocchiale, dove ho trascorso la mia giovinezza, ha sollecitato i miei interessi per alcuni argomenti che nel corso degli anni ho avuto modo di approfondire.

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Bisacquino, satyr, calvario, santo, pacePROFILO STORICO

Costruito ad inizio della terza decade del 1800, sul fianco di un piccolo colle posto sul versante nord-est  periferico del paese. Il complesso nella sua prospettica figurazione simbolico-sacra, nel suo genere è stato concepito quale binomio di creatività polimaterica in cui le componenti: architettoniche (chiesetta, gradinata, cancellata, sagrato, disposizioni dei quadroni terrazzati); vegetali di arredo di valenza simbolica religiosa (che si legano alla passione), ne caratterizzano  efficacemente la sua unicità di concezione che volutamente è stata accordata agli spazi che ivi si sviluppano sul profilo naturale del piccolo colle: una cinta muraria in pietra viva intra-circuita da due emi-filari di 56 cipressi secolari, del genere “Sempervirens”,  a sua volta centro-ricuciti da un’imponente e maestoso cipresso del genere “Arizonica” , si sviluppano ad  “arco gotico-forme” e  ne circoscrivono  il giardino segmentato in quadroni da siepi di bosso (simbolo di fermezza e di casta purezza ), comunicanti tra loro per poi quasi metamorfosarsi evolvendosi in un acciottolato policromo nel sagrato a sua volta adornato da due residui ulivi secolari (stessa valenza simbolica del bosso oltre che di pace); la lunga scalinata centrale (scala santa)  si compone di ben 43 gradini in basole  di pietra  che traducono un percorso, di meditazione, di silenzio, e di preghiera, prima di immettere il visitatore nella chiesetta superbamente  sormontata dalla grande Croce ferrea (“Santa Cruci”) e da altre due croci  più piccole.

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