satyr, filippo gannuscio, Nessuno si salva da solo, siciliaPer un’economia di rete nella realtà siciliana

Probabilmente leggere un articolo su un’opportunità di lavoro, che parla di sviluppo territoriale legato all’agricoltura, e scoprire che chi ha scritto l’articolo è proprio una persona che ha speso il proprio tempo in formazione in questo settore e poi è stato costretto ad andare via dalla propria terra per trovare un lavoro, non è per niente incoraggiante e in alcuni casi potrebbe scaturire da parte del lettore già alle prime righe un disinteresse totale sull’argomento.

Immagino già i commenti al bar:
-Hai letto l’articolo?
-Si, tutto bla bla … tutta “aria fritta”.
Ma forse, non per presunzione e neanche perché credo di possedere la verità assoluta, ti pregherei comunque di continuare a leggere questo articolo, poi sarai tu a fare le tue considerazioni e valutare se ne vale veramente la pena, oppure hai solo  perso  cinque minuti del tuo tempo.
È vero, sono andato via dalla mia terra per trovare un lavoro, sono andato via lasciando i miei affetti più cari, perché ero stufo di vedere una terra che si autodistruggeva, ero stufo di vedere una terra che ha mille risorse ma non riesce a sfruttarle, o meglio ancora a valorizzarle.
E da quando sono stato costretto ad andare via  e trasferirmi in una terra non mia, la Lombardia, mi sono reso conto che tutto quello che volevo fare nella mia terra, tutto quello per cui molte persone combattono da diversi anni, qui dove sono adesso è facilmente realizzabile, o addirittura, è già stato realizzato.
Ora, sentirsi superati in Lombardia nel settore bancario ci può stare, nel settore industriale va ancora bene, ma vedersi superati e in alcuni casi anche derisi nel settore agricolo, noi il Granaio (e non solo) d’Italia, dove abbiamo tutto, dove tutto è a favore nostro per fare AGRICOLTURA DI ALTA QUALITA’,  dal clima alle condizioni pedologiche, questo non lo posso tollerare.
Se qui riescono a farlo, ottenendo anche discreti risultati nonostante abbiano meno della metà delle nostre potenzialità, allora io incomincio a credere che dalle nostre parti c’è qualcosa che non va.
Comincio a credere che siamo bravi a piangersi addosso, a recriminare, ma meno bravi a dire “adesso basta voglio dare una svolta e iniziare il cambiamento”.
Come è possibile farlo, nel nostro settore trainante, nel settore dell’agricoltura?
Non c’è dubbio che non c’è nessun lombardo che possa venire ad insegnare a noi come si coltiva nel rispetto dell’ambiente e nello stesso tempo si produce beni di alta qualità.
L’unico insegnamento che possono darci questi lombardi, che ci deve servire  come spunto di riflessione e del quale dobbiamo incominciare a fare tesoro è la loro capacità di fare rete, di mettersi insieme.
Loro non hanno granché come prodotti agricoli, al massimo distese di mais per fare polenta (quando la coltivazione non è destinata a fare insilati), a differenza nostra che abbiamo tante piccole realtà agricole che lavorano e producono ogni giorno il top della qualità, ma che ahimè nel loro piccolo non potranno mai fare mercato, non potranno mai mettersi in concorrenza se non creano una rete di produttori.
Una rete per  continuare a produrre come si sa produrre, nel rispetto dell’ambiente e assicurando un prodotto sano e genuino.
Come poter fare tutto questo?
In primo luogo, creare una rete di produttori che produce sotto un unico marchio e puntare a finanziamenti pubblici, vedi il PSR- Piano di Sviluppo Rurale,  non come singolo ma come rete. Questi finanziamenti pubblici bisogna poi destinarli al marketing, alle risorse umane, alla promozione e alla comunicazione.  Che nel 2016, ormai, sono settori fondamentali da sviluppare  per inserirsi nel mercato.
Si, innovazione e tradizione sono termini che possono pure cozzare tra di loro, ma quando la tradizione è sinonimo di QUALITA’, vanno più che bene insieme.
Allora è lì il segreto, sta lì la nostra potenzialità.
La nostra terra l’ho sempre definita “la terra dalle 1000 maglie di qualità”: è arrivato il momento che queste maglie si mettano insieme per creare una  RETE DI QUALITA’.
Perché un uomo che cammina da solo è semplicemente un vagabondo. Ma aggiungici due compagni di strada e avrai già tre viaggiatori.
Insieme si cammina meglio. E trovare una metà certa diventa possibile.

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