Satyr, Lo psicologo tra stereotipi e servizi LA SCUOLA A FIANCO

Lo psicologo tra stereotipi e servizi

LA SCUOLA A FIANCO

 

Da quando ho iniziato il mio percorso di studi in psicologia, da molti mi sono sempre sentita dire che avrei soltanto buttato i miei anni in una laurea inutile, in quanto la gente non ancora pronta per accogliere questo tipo di professione.
Gli inutili luoghi comuni (stereotipi) che la ricoprono,oscurano non solo la spendibilità professionale  ma anche la sua fondamentale utilità in qualunque contesto umano e sociale.
Gli stereotipi possono essere definiti come dei modi schematici e precostituiti di giudizio che si basano su alcune informazioni solo in parte vere, ma che possono influenzare interi gruppi di individui assumendo comportamenti conformi a quel modus pensanti. Il lavoro dello psicologo, infatti, è spesso oggetto di discussione, genera incertezza e molti non sanno bene di cosa si tratti: da una specie di indovino o chiromante che al primo sguardo analizza l’anima e sa interpretare i sogni della gente, ad una figura professionale che lavora con i pazzi. Un lavoro inutile per molti, perché tanto ad occuparsi dei problemi personali può bastare anche un amico…

Innanzitutto lo psicologo non ha poteri magici, non possiede sfere di cristallo e non fa miracoli. Per conoscere una persona ha bisogno di incontrarla parecchie volte, e solo se è il caso adottare specifiche tecniche di indagine a seconda dell’orientamento psicologico e/o psicoterapeutico. L’approccio psicoanalitico, ad esempio, ritiene che poiché i sogni sono manifestazioni o segnali dell’inconscio e, dal momento che l’inconscio è oggetto privilegiato di tale indagine, i sogni sono considerati materiale prezioso da “indagare” e trattare in terapia. Secondo lo stesso approccio, inoltre, non esistono interpretazioni univoche di cosa significhino i sogni in assoluto e validi per tutti, ma il contenuto onirico è interpretato solo relativamente a quello specifico paziente e in quel determinato momento della sua vita.
Diversamente gli orientamenti cognitivo-comportamentali ritengono, coerentemente con le scoperte scientifiche recenti nell’ambito delle neuroscienze, che i sogni non rappresentino messaggi dall’inconscio, ma che siano semplicemente il prodotto notturno dell’attività cerebrale, ovvero l’evidenza che il nostro cervello “lavora” anche mentre dorme. Pertanto i sogni non sono materiale privilegiato d’indagine psicoterapeutica, ma ci si concentra sulle emozioni, le cognizioni e i comportamenti che la persona ha quando è sveglio, nella sua vita “cosciente”.
Per quanto riguarda il più diffuso e radicato dei luoghi comuni che “dallo psicologo ci vanno i matti”, possiamo appurare da un recente studio da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità,che in Italia è stato stimato che almeno una persona su cinque abbia sofferto di un disturbo mentale nel corso della sua vita e secondo i più recenti manuali di psicologia, rientrerebbero  tra questi i disturbi d’ansia, dell’umore e/o di abuso/dipendenza da alcol. Quindi si potrebbe inferire che a soffrire di un disturbo mentale, indipendentemente dalla gravità dello stesso, sia una percentuale decisamente alta della popolazione italiana. Eppure, non tutte queste persone si sono rivolte ad un professionista della salute mentale ma, probabilmente, ci hanno pensato. Potremmo allora definire queste persone come “matte”? Oppure sarebbe il caso di cercare di rivedere il nostro concetto di “matto” e provare a pensare alla sofferenza mentale come qualcosa che, nel corso della vita, può accadere a chiunque, che ad ognuno di noi può capitare di soffrire e aver bisogno di chiedere aiuto senza per questo sentirsi definito “matto”.
“Se avessi bisogno di sfogarmi, non sarebbe necessario rivolgersi ad uno psicologo, perché mi basterebbe un amico”,questo luogo comune è in parte da sfatare. Nei momenti di difficoltà, abbiamo tutti bisogno di avere accanto le persone più vicine, che ci vogliono bene e di cui ci fidiamo. Il conforto che però traiamo da una piacevole chiacchierata con un amico è qualcosa di qualitativamente diverso da un professionista che possiede strumenti definiti dalla ricerca scientifica per identificare le caratteristiche della nostra sofferenza, e soprattutto conosce specifiche modalità per stare meglio con sé stessi e con gli altri.
Nonostante tutto ciò, eppure devo constatare che lavorando all’interno delle istituzioni scolastiche per servizi di supporto alla disabilità, noto che qualche cosa sta cambiando. Probabilmente i numerosi e diversi interventi e progetti di promozione alla salute promossi nelle scuole dal personale qualificato degli Enti locali, hanno portato una certa area di cambiamento, non solo smantellando dei luoghi comuni, ma favorendo anche una certa apertura nella gente ed una considerevole fiducia verso queste figure professionali.
Tuttavia, tali operatori non riescono a sopperire alle ingenti richieste provenienti da tutto il territorio, considerando i nuovi ed emergenti bisogni non soltanto delle giovani generazioni, ma anche dalle loro famiglie e dal crescente bisogno di essere supportati nel loro ruolo genitoriale in un mondo complesso ed in continua evoluzione.
Ma cerchiamo di  comprendere meglio, chi è e cosa fa lo psicologo?
Lo psicologo è una figura professionale che ha ricevuto una formazione universitaria e ha dedicato la sua vita allo studio della mente, delle emozioni e dei comportamenti delle persone. E’ un esperto qualificato, specializzato in determinati ambiti, che si occupa di aiutare gli individui a cambiare o migliorare alcuni aspetti della propria vita, individuandone quelli più favorevoli da quelli che possono rivelarsi degli ostacoli.
Vengono dunque identificate delle alternative, per poi ritrasmetterle in modo da interiorizzarle giorno dopo giorno. Aiuta a comprendere cosa sta accadendo e quale sia il modo migliore per affrontare determinate situazioni, spingendo le persone ad una scoperta personale in modo da poter cominciare a gestire la propria vita in autonomia. Assiste nel prendere decisioni e a vedere altre realtà che forse non si pensava potessero esistere, in quanto il problema aveva offuscato tutto il resto.
In sintesi, la professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.
Sicuramente uno dei contesti in cui il contributo dello psicologo è sempre più necessario e prezioso è la scuola, luogo affettivo e sociale in cui i ragazzi crescono e vivono oltre che “imparare”, ed in cui il loro disagio può quindi prendere forma e spazio, in un sistema con delle regole, degli obiettivi ed un’organizzazione. All’interno della stessa,gravitano attorno i diversi membri: gli alunni, i docenti, i dirigenti,il personale ata, i genitori, con tutti i loro bisogni espressi ed inespressi.
Pensiamo dunque agli alunni e al rischio di condotte patologiche come anoressia o bulimia, così come a comportamenti a rischio dati dal consumo di alcol e droghe o ad una guida pericolosa; ma pensiamo anche ai docenti e alle loro difficoltà nel gestire situazioni complesse all’interno della classi, come la presenza di alunni Bes (Bisogni Educativi Speciali), o ancora perché schiacciati e scoraggiati dalla crescente burocratizzazione del loro ruolo e dalla mancanza di investimenti e riconoscimenti sociali.
Purtroppo, a fronte di un bisogno crescente dello psicologo a scuola, la sua presenza è lasciata per lo più alla sensibilità e disponibilità dei dirigenti scolastici che possono attivarsi per finanziarne progetti e iniziative con i fondi per l’autonomia o partecipando a qualche bando regionale e/o europeo.
In altre parole, la figura dello Psicologo Scolastico, diversamente da altri Paesi, in Italia non è prevista come obbligatoria e questo fa sì che la sua presenza sia spesso “a singhiozzo”, delegandolo di risolvere miracolosamente chissà quale situazione problematica d’urgenza.
Ma ripercorriamo più nello specifico quale potrebbe essere il ruolo dello psicologo a scuola e che tipologie di servizi potrebbe svolgere, tenendo conto che l’obiettivo generale del suo intervento è sempre e comunque la promozione della salute e del benessere psicofisico non solo degli  allievi, ma anche delle loro famiglie e di tutto il personale scolastico.
Per potenziare azioni efficaci di benessere psicologico, la tipologia degli interventi si potrebbe articolare in diverse modalità a seconda dei bisogni emersi e dei destinatari a cui rivolgersi.
Interventi rivolti agli allievi
Attivazione di uno sportello di ascolto: si tratta di uno spazio all'interno della scuola in orario scolastico o extrascolastico in cui lo psicologo può fornire consulenza psicologica a: studenti, genitori, docenti, dirigenti, lavoratori che operano nell'ambito scolastico (personale ATA e educativo).
Gli incontri di consulenza o di supporto psicologico sono a carattere individuale, limitati nel tempo, generalmente relativi ad uno specifico problema (es. rendimento scolastico, aspetto emotivo, aspetto relazionale etc.) e privi di intenti psicoterapeutici.
Attività di orientamento:affiancando i servizi di consulenza orientativa offerti dalla Regione, tale attività  può realizzare medianti incontri in classe, visite guidate alle scuole, incontri con i genitori, colloqui singoli con gli studenti, somministrazione di questionari perla valutazione di interessi e attitudini.
Promozione dei percorsi ottimali di apprendimento:sostenere i docenti nell’utilizzo di idonee metodologie didattiche che tengano conto delle potenzialità dell’allievo, dei suoi bisogni cognitivi per migliorarne le prestazioni, attivando anche sentimenti di autoefficacia personale e scolastica attraverso la motivazione.
Attività di screening: in età scolare o pre-scolare può essere fondamentale somministrare test e questionari o effettuare osservazioni per accertare nella popolazione scolastica la presenza di requisiti su aspetti specifici (es. lettura, scrittura), al fine di individuare precocemente la presenza di eventuali disturbi e disordini e poter dare indicazioni tempestive ad insegnanti e genitori.
Promozione delle competenze socio-affettive e relazionali: potenziare le competenze interpersonali o le abilità relazionali in modo che bambini e ragazzi riconoscano i propri bisogni e quelli degli altri, sperimentino le capacità di autoregolazione ed empatia. Tali finalità si possono raggiungere, ad esempio, attraverso corsi per rafforzare l'autostima,per il miglioramento della consapevolezza emozionale, la prevenzione del bullismo.
Interventi rivolti agli insegnanti
Gestione o accoglienza della multi-culturalità: l’intervento può riguardare dei percorsi di inclusione scolastica con la promozione dell’integrazione dei bambini e degli adolescenti, attraverso la riduzione del pregiudizio e l’armonizzazione delle dinamiche del gruppo classe. In particolare si potrebbero organizzare degli incontri rivolti non solo agli alunni, ma anche alle famiglie e alla comunità, per promuovere la conoscenza e il dialogo tra culture.
Gestione dei bisogni educativi speciali:agendo in sinergia con i docenti, lo psicologo può suggerire interventi didattici utili per l'apprendimento e modalità psicoeducative per l'integrazione sociale degli alunni Bes (bisogni educativi speciali).
Promozione e valorizzazione del ruolo dell’insegnante:motivare e sostenere un processo di riflessione del proprio ruolo professionale; condividere dubbi e problematiche mediante occasioni di confronto e di sostegno; aumentare le capacità di collaborazione e integrazione con le famiglie, i colleghi e i servizi territoriali; sensibilizzare gli insegnanti ad accogliere le differenze come risorse; favorire e facilitare relazioni e comunicazioni con ragazzi sostenendo le capacità di ascolto e la gestione delle emozioni.
Formazione:si tratta di un processo di trasmissione e acquisizioni di conoscenze, competenze, abilità, atteggiamenti e comportamenti che avviene attraverso un apprendimento programmato. E’ una risorsa strategica per implementare lo sviluppo e il valore individuale e collettivo delle istituzione scolastiche
Interventi rivolti ai genitori
Promozione delle competenze genitoriali e della partecipazione delle famiglie:offrire iniziative e azioni per la promozione e il sostegno delle competenze genitoriali, favorendo contesti di confronto e riflessione tra i genitori circa il ruolo educativo che sono chiamati a svolgere nei confronti dei figli, nonché strategie utili per affrontare le diverse situazioni riscontrate. Rientrerebbero anche in questo ambito i genitori di allievi disabili.
Sviluppare la collaborazione scuola-famiglia: favorire un processo in cui le due parti cooperano tra loro, dando luogo ad un rapporto caratterizzato dal riconoscimento della specificità delle loro funzioni e dei loro ruoli.
Interventi rivolti alla scuola come istituzione
Empowerment dell’organizzazione: l'attività psicologica all'interno della scuola può occuparsi anche di gestione delle risorse umane, di rilevazione dei bisogni di formazione legati alle esigenze del personale direttivo, docente e amministrativo delle scuole e anche di empowerment (potenziamento mirato a rafforzare le competenze di tutti coloro che lavorano nel sistema scuola). Migliorando il benessere e la qualità della vita di tutti gli attori sociali presenti nella scuola, si possano promuovere buone relazioni e lo sviluppo di una comunicazione funzionale interna efficace.
Dunque, quanti servizi si potrebbero svolgere se le istituzioni scolastiche presenti su tutto il territorio si adoperassero per questo ruolo professionale, lavorando in sinergia con gli altri enti già presenti. Basterebbe che la scuola si mettesse ancora una volta “a fianco” della comunità come sempre ha fatto, fin dalla sua istituzione universale, quando il tasso di analfabetismo era altissimo tra la gente e andava a rispondere ai bisogni di allora. Ma ecco che ancora una volta è chiamata a farlo, ed oggi come allora lo dovrebbe fare urgentemente, perché i tempi cambiano e anche i bisogni della gente.
Maria Elena Latino

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