ANEDDOTI E ALCUNI RETROSCENA DI UNA “SCOTTANTE” RICERCA, giuseppe pietramaleQuando sono stato coinvolto da Pietro, ideatore di questo progetto e che ringrazio fin d’ora, ho rivisto in lui lo stesso entusiasmo che mi accompagnava durate la mia adolescenza e giovinezza, per questo non potevo non aderire all’invito.
Mi sembra doveroso nei confronti del lettore che non mi conoscesse, precisare che da quasi cinque anni vivo con la mia famigliola in un lontano paesino della Svizzera dopo averne vissuto trentasei a Bisacquino, un lontano paesino dell’entroterra siciliano.
Fin dall’infanzia, la ricerca − con tutte le accezioni del termine − è stata per me un chiodo fisso: in tutti i campi a me accessibili. Da inesperto, mi limitavo a ricerche storiche sul mio paese d’origine, sulle tradizioni locali e tanto altro. Provavo a valorizzare quanto avevo appreso dagli ambienti che intensamente vivevo. Oltre ai preziosi e decisivi insegnamenti familiari, quelli che hanno avuto un impatto efficace mi sono stati impartiti dalla mia maestra delle scuole elementari Rosalia D’Accurso, alla quale devo tanto, e quelli ricevuti in Parrocchia. Proprio l’ambiente parrocchiale, dove ho trascorso la mia giovinezza, ha sollecitato i miei interessi per alcuni argomenti che nel corso degli anni ho avuto modo di approfondire.

La mia passione per la storia locale, iniziò quando ancora adolescente mi capitò di salvare dalle fiamme alcune antiche stampe, vecchie cartoline e parecchi santini. Usanza non insolita da quanto appresi col tempo. Non di rado, infatti, mi capitò di sentir pronunciare dalla bocca di anziani, frasi come «ci dissi un Patri Nostru e ‘n’Avi Maria e li misi nta la furnacella». Sfociò così la mia dedizione al collezionismo o meglio alla protezione di un patrimonio che spesso rischiava di andar perduto.
Via via, da autodidatta cominciai ad approfondire le mie conoscenze su quanto interessasse la storia e la cultura bisacquinese. Per svariati motivi, tra le tante indagini, mi sono appassionato a quello che riguardava la Madonna del Balzo.
Molto spesso, episodi misteriosi o situazioni poco chiare, attraggono gli adolescenti proprio per la curiosità che li caratterizza in quel momento della loro vita: è proprio quanto mi è successo in quel periodo con l’originale bassorilievo che riproduceva la Vergine, creduto smarrito da più di due secoli. L’antico culto per Maria del Triona, ha in paese una valenza primaria e una notevole risonanza su tutto il territorio circostante a tal punto da condizionare il credo locale fin dalla sua rivelazione avvenuta intorno al 1660 sul monte omonimo.
L’impulso decisivo accadde quando fortuitamente ritrovai, nascosta in un’antica cornice, una litografia settecentesca che rappresentava l’originale immagine della Vergine con accurata descrizione sottostante. Seppur un’altra copia uguale fosse conservata al Museo Civico del paese e non tanto risalto si era dato in precedenza, col tempo appresi che esistevano altri esemplari simili ritrovati in situazioni analoghe da altri studiosi.
Il fatto stesso che qualcuno l’abbia nascosta, provocò in me il desiderio di non trattenerla esclusivamente per me. Mi serviva un pretesto per divulgare con la giusta delicatezza ­− quanto più possibile − la notizia e l’immagine stessa: in quel momento, per me, era molto importante.
Nell’agosto del 2002 ricorreva il 50° anniversario della costruzione dell’altare monumentale sul quale è posto per l’Assunzione il simulacro ligneo della Vergine nella piazza centrale di Bisacquino. Colsi al volo l’occasione e decisi di organizzare, un convegno presso la Chiesa della Madonna delle Grazie e una mostra nell’adiacente salone dell’Orfanotrofio ristrutturato poco tempo prima e scarsamente utilizzato. Nonostante la preziosa disponibilità delle suore lì ospitate, non pochi impedimenti si sono dovuti affrontare, poiché qualcuno del Consiglio di Amministrazione dell’Orfanotrofio ostacolava l’idea e quindi la realizzabilità del progetto. Fondamentale è stata la mediazione del prof. Salvatore Ragusa (che in più occasioni mi ha incoraggiato e sempre sostenuto) per aver accesso ai locali e valutare se fosse stato il luogo idoneo.
Un lavoro immane ma siamo stati ripagati dal risultato. Sia il convegno sia la mostra, hanno riscontrato un ottimo successo di pubblico grazie ai preziosi interventi dei relatori, alla fondamentale fiducia concessami da molti privati e alla collaborazione di molti tra cui l’ex presidente della Pro Loco, Giovanni Marino.
Tanti preziosi cimeli realizzati in più di tre secoli hanno riempito bacheche, pannelli e teche espositive, prestati da vari Comuni limitrofi. Mi torna in mente un aneddoto a conferma del successo della manifestazione, quando più volte si sono dovuti rimpiazzare i manifesti che pubblicizzavano l’evento, staccati dalle persone per ritagliarsi l’immagine della “Vera Madonna del Balzo” riprodotta che avevo voluto diffondere.
Visto l’interesse mostrato da parte di molti amici, ho creduto opportuno rendere pubblico il lavoro di ricerca e il materiale iconografico raccolto in più di quindici anni e parte di quello esposto durante la mostra. Così nel 2009 è stato pubblicato il mio umile studio col titolo “Enigma sul Triona. La «vera» immagine della Madonna del Balzo a Bisacquino”. Per questa pubblicazione sarò per sempre riconoscente all’editore Renzo Mazzone per la sua competenza e dignitosa umiltà.
Grazie a questa esperienza ho compreso la mole di lavoro, psichico e fisico, che c’è dietro la stampa di un saggio storico.
A questo punto, desidero soffermarmi evidenziando alcuni retroscena per la preparazione e presentazione del volume.
In quel periodo, oltre a mettere a disposizione di tutti quanto avevo appreso negli anni, desideravo condividere le mie riflessioni sul culto della Vergine attraendo più persone nei luoghi ove sorge il Santuario, esclusivamente per una ricerca interiore e un approfondimento comune sul tema.
Attirare gente al Santuario: questo fu il mio obiettivo principale e quindi quello era per me il luogo ideale in cui doveva svolgersi l’evento. Il 28 giugno 2009 si riusci ad organizzare la “Prima sagra del Sacro”. Non mi dilungo sulla scelta del titolo della manifestazione… ma provo a riassumere il variegato programma.
Il pomeriggio iniziò con l’inaugurazione della Cripta sottostante la Chiesa, in altra occasione liberata dalle cianfrusaglie e dalla sporcizia accumulati nel tempo, che per troppi anni era stata totalmente ignorata e chiusa al pubblico. Abbiamo faticato non poco con mio padre e Santo Caronna per la pulizia e la disinfestazione dei locali, il trasporto manuale del materiale per la costruzione dell’altare e la realizzazione della nicchia dove sarebbe stata posta una maiolica prodotta da Maurizio Gannuscio e riproducente, sotto una veste insolita, l’antica immagine della Vergine. Si è faticato anche contro le numerose perplessità del Rettore del Santuario don Pasquale Di Vincenti.
Avrebbe dovuto benedire la cripta l’Arcivescovo di Monreale Mons. Salvatore di Cristina, ma a causa di divergenze sorte, non gli è pervenuto l’invito ufficiale da parte di chi rappresentava la comunità ecclesiale in quel periodo e così, grazie all’interessamento di don Rosario Bacile, ha presieduto la cerimonia il Vicario Gen. della Diocesi Mons. Antonino Dolce. Qualche giorno dopo la manifestazione, Sua Eccellenza l’Arcivescovo, mi ha gentilmente concesso udienza mostrandosi incuriosito al mio saggio.
Il sagrato del Santuario era stracolmo e molte persone sono rimaste in piedi. Presumibilmente perché era la prima volta che si svolgeva uno spettacolo sui generis in quel luogo. Il pubblico è stato intrattenuto con canti, balli di bambini, recitazioni, interventi musicali, letture e contributi improvvisati chiamando alcuni tra i presenti a intervenire, come il prof. Ignazio Parrino, l’ex preside del Liceo di Corleone prof. Giuseppe Governali, il giornalista Dino Paternostro.
Un modo diverso per presentare un libro. Avrò escluso dagli interventi alcuni che forse si aspettavano essere chiamati in causa: dato il limitato tempo a disposizione, desideravo coinvolgere chi ritenevo potesse dare un contributo originale. Mi sentivo stanco, ma ero soddisfatto.
Una sola pecca. La Chiesa del Santuario è rimasta chiusa. Un ulteriore “dispetto” da parte di chi, tra non era riuscito a salire sul “pulpito”. Ero stato avvisato, ma non ci avrei creduto.
Non so se la pubblicazione del libro abbia avuto in loco l’effetto che allora desideravo. Di certo ha agevolato alcuni studiosi per le loro ricerche sulle tradizioni e cultura locali.
Nel tempo si è minimizzato sugli argomenti del volume probabilmente per non incitare i fedeli a ricerche superflue o inopportune sulla Madonna del Balzo.
Forse bisognava ancora attendere il momento idoneo, proprio come mi suggeriva la buon’anima di quella brava persona che era Mons. Salvatore Pizzitola «bisogna stare tranquilli, carissimo Giuseppe, la Vergine sa quando deve intervenire e se dovrà essere nuovamente svelata».
Alla fine della serata, presso lo spiazzo antecedente l’ingresso principale del sagrato, si è svolta una degustazione di prodotti tipici della zona, offerti generosamente da alcune aziende del luogo.
In quegli anni ho avuto modo di confrontarmi con numerosissime persone. Non potrò dimenticare gli incontri con l’insigne bisacquinese Mons. Giuseppe Petralia ex Vescovo di Agrigento, le istruttive chiacchierate con i professori Ignazio Parrino, Nicola Campisi e Ignazio Bacile, col già citato Totò Ragusa, col signor Paolo Scibetta, con don Ignazio Pizzitola. Svariate località, biblioteche, abitazioni private, posti pubblici, chiese, luoghi rinomati e ignorati, siti misteriosi, e tanto altro: rievocando quei momenti, mi rendo conto dell’enormità di notizie apprese. I miei sforzi, abbracciati senza nessuna costrizione, erano così ricompensati.
A distanza di tanti anni e tanti chilometri dai luoghi delle mie indagini, osservo da un punto di vista diverso tutto il mio lavoro di ricerca svolto.
Ci stupiamo innanzi a fittizie materializzazioni dell’Immagine Mariana sulla parete di un’abitazione, ma sarebbe bello potersi confrontare sul significato che oggi potrebbe avere venerare una sacra scultura, in questo caso l’originale. In sintesi: che valore ha oggi rincorrere l’autentico simulacro della Madonna del Balzo?
A ripensarci e osservando adesso quei “luoghi di ricerca” dall’esterno – o meglio dall’estero – senza remore, provo un senso di tenerezza mischiata a perplessità. Sono certo che avrei incontrato meno ostacoli se, in varie occasioni, invece di un semplice appassionato di storia locale come me si fosse presentato un etno-antropologo, un docente universitario o un “titolato” qualsiasi. Nonostante il considerevole impegno affrontato, la mia tenacia ha ottenuto qualche risultato...
Facilmente si descrivono i lati gradevoli di una vicenda, meno quelli che mettono in imbarazzo. Ho provato, nel rispetto della verità, a non turbare la quiete di taluni, diversamente spero se ne facciano una ragione. La delicatezza, in questi casi, non è mai abbastanza e preferisco assumere un atteggiamento leale e schietto piuttosto che ipocrita e fuorviante. Il presente articolo è stato scritto soprattutto per incoraggiare quei giovani che intendono intraprendere qualunque iniziativa con finalità sociali a non demordere innanzi alle difficoltà. È confortante e interessante osservare gli amministratori, o chi muove i fili dell’andamento di una comunità, quando provano a orientare chi desidera realizzare validi progetti e li sostiene col proprio aiuto: non assecondando, ma consigliando e guidando con le proprie esperienze chi chiede supporto e solidarietà.
Il desiderio di approfondire le mie conoscenze, insieme all’ostinazione di valorizzare vicende o circostanze cadute nell’oblio, sebbene i numerosi intralci arrecatimi da invidiosi o persone che non ho coinvolto, in me non si è affievolito. Infatti, dopo essermi dedicato agli “enigmi sul Triona”, proprio per mettere in giusto risalto altri siti, …
… tempo dopo, nel marzo del 2010, ho desiderato rievocare il 60° anniversario dell’arresto di Pio La Torre e i “fatti” di Bisacquino con una toccante giornata celebrativa, presso il prestigioso museo etno-antropologico del paese. Ma quella è un’altra storia… anzi, per l’esattezza altri aneddoti, altri impedimenti, altri retroscena, altre “scottanti” ricerche.
Di Giuseppe Pietramale
Thayngen, Svizzera, gennaio 2016.

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