Danila TortomasiPaesaggi incantevoli, spiagge incontaminate, il segno indelebile del passaggio di numerose popolazioni che ci hanno lasciato bellezze da togliere il fiato. Chiese, palazzi, reperti archeologici. Cibo di strada, tradizioni millenarie. Una terra che per la sua posizione ha conosciuto popoli da ogni parte del mondo. Alcuni di loro erano bellici, altri pacifici, altri erano dediti all’agricoltura, altri erano maestri nell’architettura. Così ognuno di loro ha lasciato un pezzettino della loro cultura e come un puzzle, ogni tassello ha costruito un piccolo spazio di paradiso, in una terra che era già bellissima di se, rigogliosa, calorosa, cu un suli n’tesa e n’atro ni lu core! Chi ha il privilegio di nascerci è fiero di questo angolo di mondo così fortunato.

E allora perché già da giovanissimi, siamo obbligati a trattare difficili compromessi? Non dovrebbe essere contemplabile la possibilità, ma cosa dico, la NECESSITA’, se la scelta non dipende unicamente dalle nostre aspirazioni, di lasciare il posto nel quale il cuore ha messo le proprie radici, il posto in cui impari a camminare, amare, andare in biciletta, lottare, soffrire, sorridere, alzarti da terra, per impiantare, in maniera innaturale la propria vita in un altro posto. Innaturale sì. Perché in qualsiasi altra parte del mondo respiri, mangi, bevi, cammini, ma se sei abituato a respirare una determinata aria, a mangiare determinato cibo, a bere quell’acqua, a calpestare quel suolo non troverai mai lo stesso gusto a compiere anche le azioni più semplici. E allora perché privarsi della normalità? Perché certe emozioni, devo solo immaginarle e aspettare mesi per viverle?
Quindi forse ha ragione Leonardo Sciascia quando dice che la Sicilia è una dimensione fantastica e che non vi si può vivere senza l’immaginazione? Si, ha proprio ragione lui, perché di immaginazione ne serve fin troppa per prendere consapevolezza del fatto che nello stesso pezzetto di mondo possono convivere realtà così differenti, ma ormai, aimè, talmente interdipendenti da essere diventate inseparabili. Perché viviamo nella terra del grande paradosso, dove da sempre sussiste l’eterno ed invisibile confine tra il bene e il male, l’innato conflitto interiore di ogni siciliano tra il “vado via tanto qua non cambia nulla” e il “resto qua per cambiare le cose”.

Di Danila Tortomasi

 

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