Satyr, carnevale Come ormai avviene a cadenza annuale, la fine del carnevale lascia al suo passaggio una scia di coriandoli, critiche e lodi. Ma cosa avviene esattamente? Ma soprattutto, perché avviene?
Desidero semplicemente esprimere la mia idea sul carnevale bisacquinese che a mio parere racchiude enormi potenzialità che però sono sempre state poco sfruttate.
Siamo giunti ormai alla 28^ edizione! Un arco di tempo abbastanza lungo, che avrebbe dovuto far maturare il nostro carnevale. E Invece cosa accade? Accade che ci troviamo in una situazione di stallo.
Ricordo che da ragazzo , quando affrontavamo a piedi enormi distanze affrontando neve e pioggia per andare ad immergere le nostre mani nell’acqua e colla gelida, si era diffusa la paura che ben presto la realizzazione dei carri allegorici e la sfilata avrebbero soppiantato la tradizione del ballo in maschera, cosa che fortunatamente non è avvenuta anche se il numero di circoli ricreativi si è ridotto drasticamente.
Le cose  che ci contraddistinguono da tutti gli altri carnevali sono sostanzialmente due: i ballo nei circoli e la sfilata dei carri allegorici. Non esiste in altro luogo qualcosa del genere.
Ed è meraviglioso notare come ad oggi, la tradizione (ballo) e il nuovo (carri allegorici) viaggino sullo stesso binario. Le due cose si sono fuse perfettamente senza che uno ostacoli l’altro.
Si è venuto a creare un equilibrio!

Anzi se proprio devo dirla tutta: c’è stata un’inversione di tendenza, molti più giovani adesso sono interessati al ballo nei circoli!
Ma ritorniamo al tema centrale.
Analizzerò punto per punto quello che secondo me sono i problemi, cercando di avere una visione ad ampio raggio di tutto il carnevale. Non affronterò la tematica dei circoli ricreativi perché amplierei troppo la discussione.
I problemi inerenti i carri allegorici, a mio parere, sono questi:

  • Mancanza di un organismo preposto all’organizzazione del carnevale.

Perché non può essere creata un’organizzazione che abbia come unico scopo l’ ideazione, programmazione ed organizzazione del carnevale bisacquinese? Un evento del genere non ha le stesse caratteristiche delle altre tradizioni presenti a Bisacquino e non può essere organizzato in pochi mesi.
Il carnevale dovrebbe essere gestito durante l’arco di un anno.
Un ente preposto solo a questo riuscirebbe a gestire, sviluppare e pianificare progetti, utilizzando le risorse stanziate nel migliore dei modi.

  1. Pubblicità. Si occuperebbe di far conoscere il carnevale durante tutto l’arco dell’anno attraverso pubblicità. (sito, manifesti, eventi , creare rapporti con altri carnevali etc.)
  2. Ricerca di sponsor. Secondo la mia opinione non è corretto che alcuni gruppi si muovano in anticipo alla ricerca di sponsor e quindi abbiano più disponibilità economiche per realizzare un buon prodotto. L’associazione dovrebbe farsi carico della ricercare degli sponsor per l’ intero evento, e con i fondi raccolti dovrebbe dividerne una parte ai diversi gruppi, così che tutti possano ricevere un aiuto in più per la realizzazione dei carri (equa suddivisione), insieme ovviamente al contributo stanziato dal comune.
  3. Formazione. Sviluppare competenze nei carristi o nei futuri carristi con workshop sulla cartapesta, modellazione, pittura, fase di progettazione etc. Invitando artisti locali e non.
  4. Comunicazione. Gestire l’organizzazione dei balli in maschera rimanendo costantemente in contatto con i presidenti dei circoli ricreativi e aggiornando costantemente il comune dell’andamento dell’organizzazione (feedback).
  • Mancanza di un regolamento adeguato.

È inutile prenderci in giro! Ma che senso ha avere un regolamento che non viene seguito o peggio ancora che non viene applicato? Il regolamento è sempre adeguato e corretto per chi vince, ma non dimentichiamoci che se un regolamento esiste non è per chi sale sul podio ma per chi accetta la sconfitta, ricevendo soprattutto una motivazione adeguata.
Non è ovviamente possibile azzerare le critiche ma la revisione del regolamento e la sua applicazione nei minimi particolari (rigidità) ridurrebbe al minimo le contestazioni e darebbe maggiore rilievo al nostro carnevale. Non possiamo sempre guardare a Sciacca e agli altri carnevali. Il nostro non potrà mai avvicinarsi quel tipo di carnevale ma, a differenza loro, potrebbe risultare unico. Il regolamento va rivisto in chiave locale, analizzato e contestualizzato al nostro territorio, solo così il carnevale potrà fare un salto di qualità incredibile. Se il regolamento sarà adeguato e senza lacune (non bypassato) si potrà creare qualcosa di originale.
Di tutto questo la responsabilità dovrebbe essere di un’eventuale organizzazione del carnevale!

  • La giuria.

Punto drammatico.
Premetto: chi partecipa ad un evento accetta che il parere della giuria è insindacabile, quindi se vinco o perdo accetto il verdetto! Posso rimanerci male, essere arrabbiato o altro ma: decido di partecipare liberamente e accetto il verdetto finale!
La giuria dovrebbe essere composta da professionisti del settore, il regolamento attuale lo prevede già… ma aggiungerei un altro metodo di valutazione.
Direi che sarebbe opportuno un “triplo cieco”. Mi spiego meglio:

  1. I giurati non conoscono i gruppi o carristi (giuria esterna)
  2. I giurati non si conoscono tra loro (risultato più vicino a una corretta valutazione)
  3. I carristi non conoscono i giurati.

Se queste semplici regole fossero seguite, la votazione finale sarebbe quella più vicina alla realtà. Naturalmente, il tutto dovrebbe essere standardizzato tramite l’utilizzo di una griglia di valutazione creata ad hoc!
Se infatti, la giuria si riunisce per decretare il vincitore quello che spesso accade è che  i voti vengono arrotondati aggiunti o sottratti senza alcun motivo logico. Il che non ha senso perché ogni giurato è competente nel proprio settore che sia esso musica, modellazione, pittura etc . Il giurato della modellazione non può arrotondare il voto con quello della musica!
Tutto questo, ovviamente, dovrebbe essere seguito dalla figura del sindaco o di un incaricato garantendo però all’organizzazione, totale indipendenza e responsabilità della riuscita o meno dell’evento.
Nel caso in cui l’organizzazione o chi si trova a capo dell’organizzazione dovesse fallire, dovrebbe essere immediatamente sostituito. Meglio ancora, se vi è un costante ricambio degli organizzatori, al fine di garantire freschezza e nuove idee al carnevale.

  • Mancanza della valorizzazione della maschera.

Il primo giorno di apertura del carnevale dovrebbe essere dedicata interamente al carro dello Zuppiddo, simbolo del carnevale Bisacquinese. Se vi è la bellissima tradizione del “Testamento dello Zuppiddo” che rappresenta la fine del carnevale, come fa a non esserci un inizio? Riproporre la sfilata del carro apripista il venerdì, darebbe maggiore visibilità al carnevale.
Altro punto è quello della creazione di una nuova maschera carnevalesca, visto che il cosiddetto “Dominò” non ha niente a che fare con il nostro carnevale. Lo so, molti storceranno il naso ma non esistono fonti storiche che ne attestino la sua presenza nelle origini del carnevale. Nessuno, dall’ erudito Can. Lucia o Caronna Farini ne fa cenno in più il burqua o burka non c’entra niente. Se digitate su internet: carnevale di Lavello (RM) troverete la stessa maschera. Solo che a differenza nostra, a Lavello, ha una sua storia (parlerò anche di questo in futuro).
Non vedo perché non è  possibile creare un nuovo abito carnevalesco che ci rappresenti nel presente. Gli spunti sarebbero infiniti!
Purtroppo abbiamo una percezione distorta delle tradizioni come se fossero nate per magia tutte insieme, ma la verità è che possono anche essere create.
Io credo fermamente che il carnevale possa fungere da traino dell’economia locale, se ben gestito, insieme alle altre feste. Ma questo può essere raggiunto solo se verrà presentato sul mercato un “prodotto” di alta qualità. La pubblicità e lo stanziamento di risorse in particolar modo in questo periodo di grande difficoltà per i comuni, dovrebbe essere gestito nel migliore dei modi per garantire un ritorno economico al nostro territorio e il divertimento ai paesani (utile e dilettevole). Troppo spesso invece si commette l’errore di chiudersi e organizzare i diversi eventi solo per gli abitanti del territorio il che non ha senso, perché se non punti ad aumentare la visibilità del tuo “prodotto” non potrà mai esserci alcun aiuto per attività, associazioni che sponsorizzano l’evento etc. In più un turista che affronta tanti chilometri per visitare il luogo e partecipare alla festa, se non è contento di quello che ha vissuto darà inizio al cosiddetto “effetto domino”… parlerà al suo amico di come è stata negativa la sua esperienza, a sua volta il suo amico lo farà con un altro e altro ancora.
Se un’unica organizzazione si occupasse del carnevale migliorerebbe la competizione e la qualità dell’evento. Fra due anni si festeggerà il 30^ anno,  perché non cercare adesso di cambiare qualcosa?

Di Pietro Ragusa

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