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 LA GROTTA DELLE ROCCE

“Nato a Naso da famiglia Navacita e Sampou è venuto nella nostra città in un sito, che in què tempi restava fuori le mura…” inizia così la piccola descrizione in riferimento ad un santo tratta dalla relazione storica di Maria SS. del Balzo del Bartolomeo Del Giorgio.  Il punto indicato dall’autore doveva con molta probabilità trovarsi ad est del piccolo paese, esattamente dove le pendici del monte Triona si incontrano con i primi edifici del primitivo centro abitato, egli continua: “…in questo menò lungo una sorgente d’acqua, vita eremitica, e penitente.”

San Cono o Conone nasce a Naso (Me) nel 1139. Appartiene ad una famiglia agiata, all’età di 15 anni, Conone, ascoltando la Messa rimane colpito da diverse frasi del Vangelo e decide di presentarsi al Monastero di San Basilio, vicino a Naso. Ottenuto i permessi parte per visitare la Terra Santa. Di ritorno da Gerusalemme conduce una vita eremitica.  Percorre tutta la Sicilia attraversando  Chiusa Sclafani, Giuliana arrivando infine a Bisacquino.

Poco si sa del suo passaggio. La chiesa dedicata a S. Cono era costruita su di un poggetto -“Qui si crede, per antichissima tradizione, che il Santo Abate, venuto a Bisacquino, abbia dimorato in una grotta, sulle cui rocce oggi vi hanno costruito una casa”- afferma il Can. Bernardo Lucia prendendo spunto dal Lo Piccolo,-“… la grotta era chiamata: delle rocce”. Fino al XVIII era venerata a Bisacquino un’antichissima immagine di San Cono ma ancor più maggiore importanza ricopriva la sorgente d’acqua che si trovava all’interno della chiesetta.

Secondo il Bartolomeo Del Giorgio infatti“…nella sagrestia di essa, vi era un pozzo, a cui accorrevano numerosi infermi, ritenendo quell’acqua prodigiosa, per speciale protezione dello stesso S. Cono.” Ma a cosa si deve il legame del Santo nasitano a questa fonte?

Leggenda vuole che durante il suo passaggio nelle terre di Bisacquino, San Cono abbia avuto il primo incontro con la popolazione locale accorsa per un incidente: un ragazzo inavvertitamente era scivolato nel pozzo e lì aveva trovato la morte. Il miracolo per intercessione del Santo non tardò ad arrivare  - “… a replicate istanze, e lagrime degli sventurati parenti dette la vita all’estinto lor figliuolo, ch’era in quella fonte sgraziatamente caduto. Perlocchè ed il fonte, e la contrada presero il nome di S. Conone.”

Un evento di questa rilevanza avrà sicuramente dato il via ad una profonda devozione per il Santo di Naso. “Fino a pochi anni addietro…- dice il Can. Lucia -… esisteva una fontanella pubblica, chiamata “Canalicchio” l’acqua proveniente dall’antica sorgiva del pozzo!- Oggi la via chiamata Canalicchio va ad incrociarsi con la via Oddo.

Il sign. Tortorici Giuseppe ha sempre vissuto in quella via e ricorda bene della piccola fontana – Era in pietra! La piccola vasca rotonda, posta su una colonna, nella parte inferiore aveva un buco che permetteva all’acqua di defluire. Era circondata da pietre e l’acqua cadeva a terra! Da quello che ricordo, ormai ne usciva davvero poca e per proteggerla dalla sporcizia sulla vasca veniva posta una piccola “balata” di marmo!- . Sempre in riferimento all’acqua la sign.ra  Maria Caronna dice: - L’acqua era “modda” (tenera) e unn’era mancu bona pi lavari!- .

La fontana  in pietra era ancora presente intorno agli anni '40, poi fu sostituita da una fontanella in ferro anch’essa non più esistente. Per quanto riguarda la chiesa, la sign.ra Rosa Cascio ha affermato con certezza che doveva trovarsi  in via Oddo al numero civico n° 41 perché ha dei ricordi dell’antica casa, che era ancora meta di pellegrinaggi.

Dice la sign.ra Rosa Cascio, memoria storica della via San Cono che: -“Si usava portare mucche, asini, ecc. che avevano dei dolori, chiamati  dagli antichi “dogghie” , nella mangiatoia della casa e miracolosamente gli animali che prima si muovevano forsennatamente a terra per il forte dolore, guarivano!”-. Alla sign.ra Maria Giardina veniva raccontato che in quel luogo prima della casa esisteva una chiesa:- C’era a chiesa e lu Munacheddu (riferito a S. Cono)- mentre dai suoi ricordi dice - La casa aveva solo il piano terra che era una mangiatoia, la scala era anch’essa presente,  ma era  in pietra!-.

Nella sagrestia della chiesa di S. Francesco di Paola, è presente un’antica stampa litografica del Santo. Sul retro del piccolo santino vi è la data del 1896 e una dedica: “Libera devotos et patriam a fame, peste et bello et a tjrannica domini natione - Il Sac. Paolo Miraglia dona al molto Rev. Can. D. Matteo Di Chiara. Bisacquino, 18 agosti, 1893”.

È possibile che alla fine dell’800 il Santo Nasitano venisse  ancora invocato per le epidemie che nei secoli avevano causato molte vittime tra la popolazione. Cosa dire? Il nostro paesino riserva sempre tante sorprese!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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