Pochi conoscono la leggenda del Maestro Galileo a Bisacquino.

Ma chi era Galileo?

Galileo era un maestro di scuola ma anche, un alchimista e un mago.

Nella cantina della sua casa a Bisacquino, passava notti intere immerso nella lettura dei testi scritti dai grandi alchimisti cercando di scoprire il segreto della “Pietra filosofale”.

Un giorno dopo essersi recato a scuola ed essere rimasto in piedi di fronte alla classe chiese:

  • Bambini, quale città vi piacerebbe visitare? –

La ragazzi non capirono il motivo di quella domanda ma dopo alcuni minuti, i bambini concordarono che Roma, fosse la città che avrebbero tanto voluto visitare.

Il maestro Galileo sorrise, girò intorno alla cattedra e si sedette.

Osservò per un po’ i ragazzi di fronte a lui: quei bambini provenivano da famiglie povere e molti di loro lavoravano nei campi ma tutti; avevano negli occhi il desiderio di vedere il mondo.

  • Bene, chiudete gli occhi!!!- disse il maestro con tono autoritario.

I ragazzi si guardarono a vicenda, ma poi vedendo che il loro maestro stava là ad aspettare, iniziarono piano a piano a chiudere gli occhi, curiosi di conoscere quello che sarebbe accaduto.

Quando l’ultimo bambino chiuse gli occhi, la stanza di colpo divenne buia, il vento soffiò attraverso le finestre e uno strano suono si udì fuori dalla porta… un suono di carrozze misto a voci.

La stanza si illuminò lentamente, la luce del sole filtrò nuovamente attraversò le tende.

  • Aprite gli occhi!!!- disse il maestro Galileo.

Tutti obbedirono nuovamente, niente era cambiato rispetto a prima.

  • Giovanni, per favore puoi aprire la porta? –

Il ragazzino si alzo ed aprendo la porta vide di fronte a se un’enorme piazza, in cui le persone passeggiavano e le carrozze sfrecciavano scomparendo tra i vicoletti.

Si trovavano a Roma!!!

Tutti i ragazzini si diressero verso la porta rimanendo estasiati alla vista di quella piazza, tanto diversa da piazza Triona.

  • Forza, seguitemi, mano per mano e in fila per due!!! Abbiamo un’ora di tempo!!!- Il maestro Galileo attaverso la porta ed i bambini lo seguirono.

Quell'ora fu per i ragazzi un sogno, visitarono i monumenti e parlarono con alcune persone con un accento tanto diverso dal siciliano a cui erano abituati a sentire ed infine, prima del rientro, il maestro Galileo regalò a tutti loro anche delle caramelle.

Il gruppo entrò nuovamente nella stanza da cui erano arrivati e come prima, si trovarono nuovamente immersi nel buio.

La porta venne aperta nuovamente, ma questa volta, quello che videro fù il corridoio della loro scuola.

I ragazzi lasciarono la scuola felici, non avrebbero mai potuto immaginare che una giornata di quel tipo sarebbe potuta accadere.

Di ritorno a casa, i bambini parlarono di questa esperienza ai loro genitori.

Immaginate la scena, quella notizia si diffuse tra le vie di Bisacquino da balcone a balcone... da porta a porta.

Il giorno dopo la gran parte dei genitori decise di non mandare i loro figli a scuola .

Tutto cambiò quando Galileo si trovò a passare da Piazza Triona.

  • Sei tu figlio del diavolo?- chiese un signore di mezza età.

Il maestro lo guardò stranito, non capendo il motivo di quella domanda e in un attimo realizzò di essere stato circondato da una folla di persone.

  • Galileo figlio del Diavolo!!!- gridarono in coro.  -Vattene via!!!-
  • Figlio del Diavolo!!!-

Non con poche difficoltà, Galileo, riuscì ad districarsi tra la folla raggiungendo infine casa.

I giorni passarono tra gli insulti provenienti dalla strada, e i calci alla sua porta durante la notte.

Il maestro non poteva nemmeno uscire o andare a comprare i beni di prima necessità perché nessuno voleva vendergli più nulla.

Non riusciva a capire il perché di tutto quel male nei suoi confronti… e ben presto il suo stato d’animo mutò in rabbia ed odio verso le persone che ormai da mesi lo chiamavano: figlio del Diavolo.

  • Se è il figlio del Diavolo che vogliono, li accontenterò!!!-

La notte era ventosa e lentamente, tra il bosco del monte Triona, una figura coperta da cappuccio si dirigeva verso la vetta.

La figura in nero abbasso il cappuccio dopo essersi guardato intorno: era Galileo.

Chinatosi per terra, iniziò a disegnare un cerchio poi pose un libro ed una piccola candela, e si sedette nel silenzio della montagna.

Il cielo stellato venne improvvisamente coperto da nuvole nere.

Il suono di un tuono fece vibrare le fondamenta di Bisacquino ed iniziò la pioggia.

Dapprima lenta, poi il tutto mutò in tempesta.

Sembrava che l’intera acqua del cielo si stesse riversando su Bisacquino.

L’acqua mista alla terra cominciò ad attraversare le strade, portando via con sé alcuni ciottoli. Sulla cima del monte si era nel frattempo creato piccolo laghetto che era quasi pronto a straripare.

I Bisacquinesi impauriti, iniziarono quindi a supplicare la loro protettrice, la Madonna del Balzo.

Il lago ruppe gli argini, ed un’onda di fango si diresse verso il centro abitato.

Ma d’un tratto… qualcosa si contrappose a quelle acque, le nuvole nere si aprirono ed il cielo tornò ad essere stellato. 

Il popolo lodò la Madonna del Balzo mentre il maestro Galileo, dall’alto del monte comprese che la vendetta non sarebbe mai servita a nulla.

Il maestro dunque scese in paese e per espiare la sua colpa decise di sedersi proprio sotto il flusso dell’acqua di uno dei tanti mulini presenti a Bisacquino.

Ma la cattiveria delle persone continuò malgrado il poveretto cercasse di espiare il suo errore.

I  ragazzini, passando e vedendolo in quel luogo continuavano a sbeffeggiarlo:  – Galileo figlio del Demonio!!!-

E lui rispondeva: – Andate via e non fatemi risvegliare gli antichi rancori!!! –

 

(Storia descritta nella monografia storica di Mons. Petralia - Luce del Triona)

 

 

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